Ma è davvero il maschio il sesso forte?

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Andrologia

Ma è davvero il maschio il sesso forte?

Ogni donna, già alle prime mestruazioni, normalmente ha nel ginecologo lo specialista di riferimento che la seguirà nelle varie fasi della sua vita. Dal consiglio sulla pillola o su altri metodi anticoncezionali, alla prevenzione ed eventuale cura delle infezioni sessuali, sempre possibili e talora frequenti; dal trattamento di eventuali disturbi ovulatori, all’aiuto nell’avere figli; dal supporto nella gestazione, spesso partecipando fisicamente al parto, ai controlli attraverso visite ed esami della situazione ginecologica e senologica negli anni, fino alla preparazione alla menopausa con una terapia ormonale di supporto.

Se consideriamo tutto questo, forse ci spieghiamo perché, statisticamente, la donna vive più a lungo dell’uomo. Per il maschio, infatti, non c’è alcuna cultura della prevenzione, in particolare per quel che riguarda le problematiche andrologiche.

L’andrologo è lo specialista che, sintetizzando varie competenze (endocrinologia, urologia, psicosessuologia, chirurgia plastica), si interessa della sfera sessuale del maschio dalla prima età (malformazioni congenite, criptorchidismo, ritardi puberali o pubertà precoce) alla gioventù (varicocele, disturbi sessuali, malformazioni peniene, eccetera), alla maturità (infertilità, disfunzione erettile), fino all’andropausa, fenomeno meno violento e brusco della menopausa, ma progressivo e caratterizzato da disturbi non soltanto sessuali (tendenza alla depressione, insonnia, adipe, riduzione delle masse muscolari, osteoporosi).

D’altronde è ben noto che almeno il 50% dei casi di infertilità di coppia sia attribuibile al maschio e tale fenomeno tende ad aumentare anche a causa di fattori ambientali e socio-economici (ci si sposa più tardi e la fertilità declina con l’età).
Ogni anno si formano 300.000 nuove coppie e, di queste, mediamente il 20% presenta problemi di infertilità. Con una più attenta prevenzione, molte delle patologie che causano infertilità, come varicocele, infezioni o malattie a trasmissione sessuale, non darebbero problemi. Il solo varicocele è infatti presente nel 10% della popolazione maschile, ma ben nel 35 % dei maschi infertili uno screening preventivo ridurrebbe di molto l’incidenza di successivi problemi seminali.

L’aumento dell’età media di vita e, conseguentemente, l’incidenza di patologie e gli stessi farmaci usati per molte malattie, come gli anti-ipertensivi e gli antidepressivi, hanno aumentato l’incidenza della disfunzione erettile. Questa aumenta proporzionalmente con gli anni fino ad interessare circa il 27% degli ultrasessantenni e, peggiorando con l’età, colpisce il 48% degli ultrasettantacinquenni.
In commercio sono oggi disponibili molti farmaci validi, ma è prima indispensabile una corretta indagine specialistica, perché spesso la disfunzione erettile è solo un sintomo di patologie che vanno indagate e trattate. A volte, se la disfunzione erettile è su base vascolare, può precedere di pochi mesi accidenti vascolari in altri organi, come l’infarto del miocardio o l’ictus.

Lo stesso aumento dell’età media di vita (47 anni nel 1900, oltre 78 anni oggi e quasi 100 nel 2100: nel 2025 il 26% della popolazione mondiale sarà composta da anziani) comporta problemi legati al fatale degrado dei tessuti, al calo del testosterone, alla vasculosclerosi, tutti fenomeni che cominciano già dopo i 45 anni in maniera a volte lenta, ma comunque progressiva.

È dunque chiaramente evidente la necessità di uno specialista andrologo che possa seguire il bambino nelle sue fasi evolutive, nella pubertà e nell’età giovanile, per prevenire e trattare anomalie, per fare informazione ed educazione sessuale, per correggere e trattare sia medicamente che chirurgicamente le anomalie che possono pregiudicare la fertilità e la sessualità del maschio. L’andrologo, inoltre, interviene anche in quel settore di chirurgia estetico-funzionale del pene che sta avendo sempre più richiesta, come allungamento di pene corto, allargamento di pene sottile, raddrizzamento di pene deviato, placche di fibrosi peniene, eccetera.
Inoltre, l’andrologo accompagna l’anziano verso l’andropausa con terapie mirate (antiossidanti, anti-aging, terapia ormonale di sostegno, eccetera) allo scopo di minimizzare i fenomeni negativi dell’invecchiamento e consentire una migliore qualità di vita, dando non solo più anni alla vita, ma più vita agli anni.

 

Prof. Diego D’Agostino
Specialista in Andrologia